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martes, 17 de febrero de 2009

AMPLIACIÓN MURALES DERECHA

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Franco Anselmi fu un militante dell'estrema destra eversiva e membro dei Nuclei Armati Rivoluzionari.

Fu attivo fin dai tempi del liceo nei ranghi neofascisti, fu un assiduo frequentatore di tutte le manifestazioni organizzate dall'estrema destra. Nel 1973 si trasferisce a Firenze e successivamente frequenta la facoltà di giurisprudenza dell'università di Pisa. In seguito si trasferisce all'università di Perugia, dove divide lo stesso monolocale con Massimo Carminati, con cui stringerà un solido legame di amicizia. Nel 1974 si iscrive al Movimento Sociale Italiano, nella sezione del Quartiere Portuense di Roma.

Il 28 febbraio del 1975 Anselmi partecipa in Piazza Risorgimento a Roma agli scontri con gli autonomi di sinistra in cui morirà lo studente greco fuorisede Mikis Mantakas, ucciso da militanti di Autonomia Operaia Fabrizio Panzeri e Alvaro Lojacono. Mantakas è anch'egli un militante di destra iscritto al Fuan e sta partecipando alle manifestazioni di protesta organizzate dall'MSI in occasione del processo per la Strage di Primavalle, presto degenerate in scontri. Anselmi, che è accanto a Mantakas, avrà il proprio passamontagna imbrattato dal sangue del compagno e rimarrà fortemente impressionato dall'omicidio dell'amico.

Nel periodo successivo alla morte di Mantakas, Anselmi è vittima di numerose aggressioni. Una di esse gli costerà tre mesi di coma ed un grave abbassamento della vista. Già dalla metà del 1977 fonda i Nuclei Armati Rivoluzionari con Valerio Fioravanti, Cristiano Fioravanti e Alessandro Alibrandi.

Anselmi è un pessimo tiratore: Cristiano Fioravanti in una deposizione riferisce che gli altri lo avevano soprannominato "il cieco di Urbino". Nonostante questo, nutre forte desiderio di azione vendetta. Il 28 dicembre del 1977 Anselmi litigò con Pino Romualdi nella sede della direzione nazionale dell'MSI chiedendo di potersi vendicare della morte dell'attivista MSI e amico Angelo Pistolesi, ucciso sotto casa dalla formazione di sinistra dei Nuovi Partigiani. Il "permesso" gli fu negato.

Il 7 gennaio del 1978 Anselmi partecipa alla manifestazione spontanea dei militanti di destra immediatamente successiva alla strage di Acca Larentia. Qui "celebrerà" una specie di cerimonia personale bagnandosi il dito con il sangue di Franco Bigonzetti, ancora presente sull'asfalto, e asciugandoselo sul passamontagna che aveva il giorno della morte di Mantakas. Pare che Valerio Fioravanti, osservando la scena, fosse rimasto molto impressionato. Sembra, del resto che Franco Anselmi avesse sempre esercitato una forte influenza su Fioravanti.

I contatti di Anselmi non si limitano alla cerchia dell'eversione nera di Roma. Mario Spotti, un estremista di destra di Cremona, afferma di avere acquistato da lui una pistola calibro 7,65 in quello stesso gennaio 1978.

Il 28 febbraio 1978, in occasione del terzo anniversario della morte di Mantakas, Anselmi partecipa con i fratelli Fioravanti ed altri alla sparatoria di piazzale Don Bosco in cui verrà ucciso Roberto Scialabba, militante di Lotta Continua e verrà ferito suo fratello Nicola Scialabba. Cristiano Fioravanti riferisce che Anselmi scaricò tutto il suo caricatore, senza però colpire nessuno. L'omicidio di Scialabba, che può essere considerata la prima azione violenta dei NAR, resterà un caso insoluto per molti anni, fino alla confessione di Cristiano Fioravanti nel 1982 che consentirà di attribuire le responsabilità ai Nuclei Armati Rivoluzionari.

Il 6 marzo 1978 Anselmi partecipa con Alibrandi ed i fratelli Fioravanti alla prima azione conclamata dei NAR, rapinando l'armeria dei fratelli Centofanti nella zona di Monteverde a Roma, la più grande della città. Nel corso della rapina vengono rubate 8 pistole ed i documenti e gli orologi dei presenti. Mentre i compagni fuggono, Anselmi si attarda con i proprietari nel tentativo di dissimulare il furto come opera di tossicodipendenti. Mentre si allontana viene colpito alla schiena dai colpi sparati dal proprietario Daniele Centofanti, che era riuscito a liberarsi, e muore sul colpo nell'atrio dell'armeria.

La morte di Anselmi non è priva di conseguenze. La sua uccisione ne fa una specie di martire per i NAR, che firmeranno molte delle loro azioni con la sigla "Gruppo di fuoco Franco Anselmi", e che celebreranno nel marzo degli anni successivi con altrettante rapine ad armerie.

Il 18 marzo 1978 i NAR uccidono i due militanti del Centro Sociale Leoncavallo Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, firmandosi in un volantino "Esercito Nazionale Rivoluzionario - Brigata Combattente Franco Anselmi" (anche se, per depistare le indagini, nel volantino i terroristi si proclamano appartenenti ad una sedicente brigata armata di Milano, invece che di Roma). In questo omicidio i tre aggressori, in impermeabile bianco, utilizzano una pistola calibro 7,65 dello stesso tipo di quella usata abitualmente da Anselmi.

Nella notte tra il 17 e il 18 maggio 1978 Massimo Carminati e Carlo Bracci compiono un primo atto di ritorsione contro l'armeria Centofanti facendo esplodere contro di essa una latta contenente circa un chilogrammo di esplosivo.

Il 15 marzo del 1979 Franco Anselmi viene commemorato con una rapina ai danni dell'armeria "Omnia Sport" nel centro di Roma e non lontano dalla Questura centrale. Il 21 ottobre del 1981 i NAR uccidono in modo particolarmente efferato il capitano di polizia della Digos Francesco Straullu e la guardia scelta Ciriaco di Roma (21 ottobre 1981) firmandosi di nuovo "Nuclei Armati Rivoluzionari - Gruppo di fuoco Franco Anselmi".


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